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Su “Giufà e Gesù” di G. Bonaviri

S. Sciacca, “Giufà e Gesù”, un volo della fantasia. Teatro Stabile, regia arguta e attori bravi per un testo di grande complessità, “La Sicilia”, 11/03/2001, p. 39: “Difficilissimo e adeguatamente superato il compito di Alessandro ferrari (un Giufà bonaccione, con il guizzo dell’intelligenza nello sguardo).”

G. Montemagno, “Gesù sotto il carrubo”, “Hystrio”, anno XIV – n. 3 – 2001, p. 97: “Le straordinarie maschere di Alessandro Ferrari, Giufà dallo sguardo illuminato e acuto, […] convincenti testimonianze di fede nei valori del sogno e della fantasia.”

O. Grasso, Il senso della vita. Teatro Stabile di Catania – Stasera Giuseppe Bonaviri presenzia alla messa in scena di “Giufà e Gesù”, “La Sicilia”, 09/03/2001, p. 35: “Sciocco ma anche simbolo di una sapienza semplice e millenaria, Giufà, interpretato da Alessandro Ferrari è una maschera “e quindi costringe sempre ad avere uno sguardo da ebete e un’andatura vagamente scimmiesca – spiega l’attore – Ha tutti gli stereotipi dello sciocco, ma non è l’imbecille della favola, ha l’illuminazione del santo. Un idiota sublime che grazie alla sua intuizione supera i passaggi della scienza discorsiva”.”

“Gentile e caro Ferrari, un grazie singolo per la tua (diamoci del tu!) grande capacità a rendere Giufà. E spero ti si possa rivedere ancora.”

Giuseppe Bonaviri ad Alessandro Ferrari, 15/03/2001.

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